GRAZIE SIGNOR TETRIS!

In poco tempo la vita di Antonio Montalone franò di colpo. Raggiunse la vetta tanto ambita non curandosi troppo delle conseguenze delle sue scelte avventate, scelte dettate solo dall’energico sbattere delle ali di un entusiasmo infantile il quale in realtà necessitava solo di un insaziabile accumulo. Chissà, forse questo modo di agire sarà stato in parte dovuto alla sua facoltosa famiglia che da bambino lo avrà sempre assecondato in merito ai suoi capricci. Fatto sta che il suo irrefrenabile desiderio di accumulare si estese gradualmente in tutta la sua anima, non occupando più solo la parte finanziaria ma anche altre zone. Figlio di una storica famiglia nobile impegnata in importanti produzioni vinicole rinomate in tutto il mondo, Antonio decise di seguire la via delle energie rinnovabili, lasciando ai suoi due fratelli il compito di proseguire la principale realtà imprenditoriale di famiglia mostrando scarso interesse per le loro vaste proprietà terriere. Coronò il sogno di dar vita ad una proficua attività la quale nel giro di poco tempo divenne la protagonista indiscussa nel settore delle energie rinnovabili, destando grande stupore tra i suoi familiari di sangue blu non abituati a vedere il loro cognome svettare in quel nuovo mondo. Vestiti firmati, case, donne, uomini, quadri di grande valore, contatti con i piani alti della politica e della finanza, amori, delusioni, amicizie, promesse, figli sparsi, luci mediatiche che oltre ad alimentare il suo ego mettevano in risalto la vita di un trentanovenne imprenditore rampante capace di dare ancora più lustro al cognome Montalone, ecc., tutto questo ed altro stava accumulando voracemente Antonio. Ma né le luci mediatiche né gli occhi delle persone che lo circondavano nella sua frenetica e densa vita potevano vedere la cronicizzazione del desiderio di accumulo della sua anima : quest’ultima iniziava a percepire la necessità di rinnovare un po’ il suo cibo quotidiano, bisognava dunque attingere da nuove risorse.

3 affari andati in porto
2 tradimenti
1 regalo
4 nuove amicizie
1 Kawasaky H2R
1 quadro di Chagall
1 opera del famoso artista contemporaneo Webers1864 (una mattonella corrosa elegantemente dall’acido muriatico)
7 nuove persone conosciute
6 giornali che parlavano di lui
6 trasmissioni televisive che parlavano di lui
6 canali Youtube che parlavano di lui

e così via…

Antonio alla fine di ogni mese faceva, attraverso un personale resoconto, il punto della situazione inerente il suo accumulo esistenziale mensile. Nel congratularsi con sé stesso però avvertì la mancanza di una componente spirituale in quell’ elenco.

«Fonderò una nuova religione!» urlò in preda ad uno dei suoi deliri di onnipotenza dal balcone del suo lussuoso attico situato nella parte più raffinata del centro storico cittadino.

« E sti cazzi! » gli rispose con enfasi un tizio che transitava in bicicletta.

Ovviamente tale esternazione non fermò Antonio e così dopo appena un anno nella ricca costellazione dei nuovi movimenti religiosi si poteva leggere “Montalone”, ovvero una nuova realtà traboccante di un’ accozzaglia di elementi leggermente modificati presi alla rinfusa da altri movimenti per creare una parvenza di spiritualità la quale accoglieva nella sua grottesca essenza già un buon numero di fedeli chiamati “montaloniani”.

Ma questa storia è iniziata con ‘in poco tempo la vita di Antonio Montalone franò di colpo’, dunque è giusto che ora il buon Antonio cada rovinosamente dalla vetta rappresentata dalla sua amabile attività ( negli ultimi periodi abbastanza trascurata).

Fu proprio la trascuratezza che diede origine allo scandalo delle cospicue tangenti date dal suo “vice” ad un funzionario regionale in cambio di favoritismi verso la sua importante attività. Alla luce del sole venne smantellato un sistema di corruzione ben radicato ed oliato. Lui ovviamente non era esente da colpe essendo a conoscenza della situazione, ma rimase sorpreso dalla superficialità del suo “vice” e di altri uomini nel condurre sia un certo tipo di operazioni sia nel manifestare un’intollerabile ingenuità che aveva esposto un torbido contesto di salde relazioni tra il mondo della politica e quello degli affari.

« Ma con chi diavolo ho avuto a che fare fino ad ora? » urlò Antonio nel suo studio dopo aver celebrato la sua ultima funzione religiosa. Si tolse in malo modo i vestiti della celebrazione buttandoli con rabbia davanti ad alcuni suoi fedeli.

« Fratelli e sorelle, lasciatemi solo per favore, ho bisogno di un momento di raccoglimento. »

I fedeli andarono via tristi ma speranzosi dicendogli che avrebbero pregato per lui affinché la situazione si fosse risolta a suo favore, dato che tutti confidavano nell’onestà della loro guida.

Il momento di raccoglimento divenne “i mesi di raccoglimento”, anzi, per essere precisi , “i mesi della latitanza”, questo perché la furbizia di Antonio fiutò immediatamente il percorso che la giustizia stava intraprendendo, così non appena vennero fuori alcuni suoi legami intessuti con ambienti della malavita organizzata, il signor Montalone sparì come d’incanto. Durante la sua latitanza vide lo sgretolarsi del suo impero economico e della sua anima, ormai priva del desiderio principale e così giorno dopo giorno giunse ad albergare in lui un processo di spersonalizzazione che ben si armonizzava ai documenti falsi che aveva con sé. In poco tempo giunse in una nuova dimensione della quotidianità caratterizzata da continui trasferimenti e a lungo andare iniziò ad essere sospettoso di qualsiasi persona o cosa. La sua famiglia aveva rotto definitivamente i legami con lui dopo gli accadimenti che portarono il loro cognome dalle stelle alle più abiette stalle, alcune persone avevano vuotato il sacco tradendolo e allo stesso tempo attribuendogli delle ingiuste colpe, altri ancora invece si erano dati alla fuga seguendo il suo esempio. Fortunatamente non tutti gli avevano voltato le spalle: diverse personalità di grande rilevanza del mondo finanziario che appartenevano al suo movimento religioso, con l’ausilio di diversi escamotage continuavano ad aiutarlo in qualche modo. Però, al di là di questo conforto, Antonio aveva a volte dei momenti di confusione identitaria dove non riconosceva più sé stesso ( forse anche a causa del suo aspetto fisico drasticamente mutato) convincendosi di essere l’uomo dei documenti falsi, ma tutto ciò fortunatamente non gli accadeva spesso, anche se tale dinamica lo inquietava non poco durante la giornata. L’unica cosa che gli era rimasta della sua vita precedente erano un paio di eccentrici stivali texani a cui era particolarmente affezionato. Purtroppo questi ultimi necessitavano di una riparazione quindi un giorno decise di portarli da un calzolaio. Fu così che Antonio Montalone conobbe il signor Tetris.

Il calzolaio osservò con grande interesse quegli stivali ed Antonio dinnanzi a lui rispose incentrando la sua attenzione sul corpo muscoloso dell’artigiano che dal suo metro e novanta ( questa fu l’idea approssimativa di Antonio prendendo come punto di riferimento la sua altezza) gli sorrise.

« Quando posso venire a ritirare gli stivali signor…»

« Tetris, può chiamarmi signor Tetris, può venire venerdì prossimo a quest’ora, va bene? »

« Va bene, preferisco pagare ora.»

« Va bene, aspetti un secondo. »

Nell’attesa Antonio diede una rapida occhiata al retrobottega, siccome sentiva delle cristalline voci fanciullesche. Vide una fila ben allineata di bambini che forse attendevano qualcuno o qualcosa. Venne colpito dal loro sguardo spento, nonostante comunicassero tra di loro vivacemente, una vivacità che però gli sembrò sporca e falsa.

« Silenzio!» gli disse il calzolaio.

Dal retrobottega non si udì più nulla.

« Mi scusi, a volte i bambini, insomma lo sa, sono un po’ indisciplinati, ma fortunatamente ci sono io. »

« Sono tutti figli suoi? » chiese ironicamente Antonio.

« Sì, in un certo senso sì, sono il loro padre, la loro madre, un parente, un amico fidato, un supereroe, il loro Dio, ma a me basta essere il signor Tetris!»

« Perché signor Tetris? » chiese incuriosito.

Il signor Tetris abbassò lo sguardo per posare un piccolo foglio vicino alla cassa, si grattò il cuoio capelluto ricoperto dai suoi angelici capelli ricci color dell’oro e con gli occhi azzurri penetrò quelli neri di Antonio arrivando fino alla sua anima terremotata.

« Conosce il videogioco Tetris? »

« Beh… sì» rispose con tono insicuro Antonio.

« Come sa i vari pezzi del Tetris cadono giù uno alla volta fino a fermarsi sul fondo o su altri blocchi già presenti. Chi gioca deve ruotarli e muoverli durante la caduta per far si che quando si posano creino una riga orizzontale di blocchi senza interruzioni. Quando la riga è completa, i blocchi svaniscono nel nulla, non ci sono più, e così i pezzi che si trovano sopra cadono negli spazi vuoti. Si perde quando i blocchi si accumulano fino al limite, che poi è la parte più alta dell’area di gioco rettangolare. Ricorda ora?»

« Sì! » rispose con sicurezza.

« Io faccio questo in pratica. Ogni bambino che viene qui mi mostra la sua anima piena di sofferenze di varia natura che la distruggono quotidianamente. Io creo dentro di loro quella riga orizzontale senza interruzioni in modo che questi pezzi di sofferenza spariscano. Così facendo gli altri pezzi non arrivano mai ad accumularsi fino al limite della loro anima, così non faccio implodere queste povere creature. Io salvo quotidianamente molti bambini signor… come si chiama?»

Dopo aver detto il suo nome fasullo con una convinzione preoccupante, Antonio gli chiese notizie sull’aspetto pratico della questione riguardante l’infanzia martoriata.

« La soluzione riguarda qualche buona parola ma soprattutto questo prodotto! » gli disse pieno di orgoglio il signor Tetris mostrandogli la colla da calzolaio.

I bambini dunque sniffando la colla riuscivano a salvare la loro anima, addirittura riuscivano a rinnovare la sua energia, secondo un macabro ragionamento spiegato con grande trasporto dal signor Tetris, sempre più consapevole di avere in pugno il suo cliente.

« Addirittura rinnovare la sua energia? Anche io un tempo mi occupavo di qualcosa che aveva a che fare con delle energie rinnovabili, almeno credo.» disse Antonio con poca sicurezza, giacché il suo passato gli appariva sempre più nebuloso.

« Se vuole, può mettersi in fila insieme agli altri.»

Antonio accettò la proposta gentile del signor Tetris.

« Grazie signor Tetris! In effetti la mia anima necessita di essere rinnovata. »

In un minuto Antonio si trovò nel retrobottega insieme agli altri bambini e con grande stupore notò la metamorfosi del suo corpo ritornato all’età della fanciullezza. Aveva l’impressione di essere in un certo senso rinato pur rendendosi conto della situazione surreale, ma era giunto il momento di volgere lo sguardo verso il signor Tetris, pronto a continuare la sua giornata lavorativa con una marcia in più.

Luigi Catillo

14 risposte a "GRAZIE SIGNOR TETRIS!"

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  1. bel racconto dal sapore amaro: forse Antonio rigenererà la sua anima, ma certo il metodo proposto dal signor Tetris assomiglia molto alle tremende sniffate di colla con cui i bambini e i ragazzini delle favelas cercano di sottrarsi a una realtà troppo deprimente.
    ml

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