DAI PABLO, MUOVITI!

Il bombardamento aereo iniziò verso le 4:30 del mattino. La quiete, o l’apparente quiete ( già nell’aria si poteva respirare l’attacco delle unità militari nemiche) venne stravolta insieme alla vita della mia piccola città. È impossibile per me dimenticare il fuggi fuggi generale nel quartiere unito a delle micidiali esplosioni accompagnate da urla di disperazione che mi strapparono via dal dormiveglia. Mi affacciai dal balcone con il cuore in gola e vidi il mio sogno premonitore tristemente avverarsi. Eravamo sotto attacco! Non me ne andai prima per salvarmi perché spesso i miei sogni facevano cilecca, anche se a volte mi avevano riservato delle piacevoli ed inaspettate sorprese. Spesso venivo preso in giro per questa capacità zoppicante e per bilanciare il tutto a volte prendevo per il culo me stesso. Ma quella volta no! Quella volta no perché avevo una strana sensazione che mi allontanava dalla leggerezza dell’ironia. Tralasciando le crude scene che si creano nella moltitudine di persone in preda al panico a causa della lotta per la sopravvivenza, una delle prime cose che mi colpì fu la manifestazione delle loro mimiche facciali. I volti, le espressioni del fruttivendolo, del mio vicino di casa, del giornalaio, della bellissima Carolina ( una ragazza ventenne che lavorava alla reception di un hotel non molto distante dalla casa dove ero ospite di alcuni amici) ecc. dipingevano scenari cupi e terrorizzanti che in un breve lasso di tempo avevano annientato la tranquilla e lieta vita quotidiana.

« Amore, ancora qui sei? Abbiamo ancora molti quadri da vedere e ti ricordo che dobbiamo ripartire alle 12:30 in punto. »

« Lo so Carmen, ma preferisco restare qui ancora un po’. Questo quadro mi riporta indietro nel tempo. »

« Wow! Sei quindi un viaggiatore del tempo! Chi l’avrebbe mai detto! » Dice lei con voce altisonante e leggermente stridula.

Le sorrido ma lasciandole intendere un chiaro disappunto. In questo momento la sua presenza, la sua voce del cazzo, la sua leggerezza, sono per me inopportune!

« Va bene, allora ti lascio, ci vediamo dopo! E buon viaggio!» Conclude leggermente contrariata lasciandomi di fronte al quadro. Si avvia poi verso un’altra ala del museo. Posso ora riprendere il cammino dei ricordi.

Frettolosamente scesi le scale dove incontrai gli altri ed insieme poi ad altre persone sconosciute corremmo fuori dalla città, verso una foresta. Fu una corsa disperata senza sosta caratterizzata dalle bombe che esplodevano a pochi metri da noi (una tortura indicibile siccome una di quelle poteva decretare la fine per me e per gli altri). Fu anche una corsa a perdifiato a zig zag. Mi ritrovai poi improvvisamente da solo con il vento che, sulla camicia sgualcita presa alla rinfusa, soffiava vigorosamente. Ebbi dei brividi.

« Ma quello è una specie di toro zio? » Chiede un bambino incuriosito indicando una parte del quadro.

« Sì, può essere! Può essere che Pablo Picasso abbia dipinto anche un toro, perché no!» Risponde affabilmente lo zio il quale inizia a leggere il pannello informativo riguardante le celebre opera chiamata “Guernica”.

Questa breve comunicazione tra i due visitatori vicini a me mi riporta nuovamente nel museo. Precisamente verso la parte del quadro chiamata in causa. La guardo e poi giunge un sorriso. Riprendo poi il mio viaggio.

Dopo un po’ arrivai nei pressi di un edificio in legno nel bel mezzo della foresta. Appena aprì la porta trovai un nutrito gruppo persone, tra cui donne e bambini, pieni di paura. Ognuno di loro si era ritagliato una piccola fetta di spazio all’interno. Tutti attendevano la fine di quella pioggia di bombe. Fra la gente, fra vari brusii e parole bisbigliate, notai molti che pregavano con un rosario in mano. In fondo alla stanza vidi una stalla con dei tori possenti destinati alla corrida. Appena mi avvicinai per osservarla meglio, cercando di non calpestare nessuno a causa della poca luce presente, sentì qualcuno che mi toccò la gamba chiamandomi per nome. Mi voltai e riconobbi Carolina, la bellissima ragazza dell’hotel. A differenza delle altre persone non mi sembrò particolarmente spaventata, anzi iniziò a parlarmi dei suoi progetti futuri, tra cui quello di iscriversi all’università , assicurandomi di avere la capacità di gestire sia gli studi sia il suo lavoro. Il tempo iniziò a scorrere piacevolmente con lei. Poi mi ritrovai ad accarezzarle i suoi lunghi e ricci capelli neri che facevano da sipario ad una lunga serie di voluttuosi baci. Ci spostammo nella stalla lontani da occhi indiscreti ( per la verità nessuno fece caso a noi, siccome la situazione appariva sempre più greve) . Raggiungemmo, insieme a delle parole che sprigionavano una carica erotica notevole, dei cumuli di paglia posti in un angolo della stalla. I tori, dalle loro gabbie, mi guardavano mentre ero intento a togliere con grande foga un’elegante gonna rossa dal bellissimo corpo di Carolina. E poi…

« È ora di andare! » Mi dice ora Carmen, riportandomi nel museo.

Mi volto e vedo lei visibilmente sorpresa.

« Ancora qui sei? Praticamente sei venuto solo per questo quadro. Sì e no oltre a questo ne hai visti quattro o cinque. »

« Ma perché, che ore sono? » Le chiedo incredulo. La mia mente fatica

a riabituarsi alla realtà.

« Sono le 12:25, vado a comprare qualche gadget del museo lì all’ingresso e poi andiamo via. ».

Mi volto nuovamente verso “Guernica” cercando di ritornare nel mio viaggio mentale. Ma sento che è una stronzata siccome non c’è più tempo. Cerco di mettermi l’anima in pace.

« Dai Pablo, muoviti!» Mi dice Carmen spazientita.

Andiamo verso il luogo degli acquisti. Mentre la guardo comprare frettolosamente alcune cose, mi chiedo chi sia lei veramente. Poi in un battibaleno la stessa domanda in questione la pongo a me stesso, avendo come l’impressione che la mia vita ruoti intorno ad uno sbalzo spazio – temporale incomprensibile.

Luigi Catillo

9 risposte a "DAI PABLO, MUOVITI!"

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  1. Bello e coinvolgente, ma al contempo ti lascia un po’ l’acquolina in bocca per non sapere altro.
    Da prendere e partire a vedere se osservando il quadro si riesce a trovare una nuova storia.

    Ah, sembrerà un caso, ma è un paio di giorni che sto scrivendo un racconto che parla di un viaggio nel tempo, perciò… 😉
    (un racconto ispirato da un quadro, decisamente meno noto, invece c’è già: cerca “Macerie”)

    Piace a 1 persona

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