EVA E LA SUA DIMENSIONE

Abbassai la saracinesca del negozio con una stanchezza mai avvertita prima. Forse questa stanchezza era dovuta alle milioni di parole inutili proferite dagli ultimi due clienti. Ero distrutta. Non mi era mai capitata una cosa del genere. Per loro scegliere una montatura degli occhiali rappresentava un compito arduo nel quale dovevano essere analizzati una marea di parametri che spaziavano dall’estetica fino ai rapporti interpersonali. Nel mezzo c’erano anche altri ragionamenti che non voglio provare a ricordare, altrimenti potrei rivalutare seriamente le mie posizioni sulla tanto decantata democrazia. Inoltre non mancavano i ripensamenti dell’ultimo minuto in prossimità del pagamento, le incertezze, le opinioni degli amici e delle amiche che rimettevano in discussione tutto. Sono sempre stata una persona paziente, ma quella volta la mia pazienza venne messa a dura prova. Anche per certe superficialità assurde del mio ex compagno, sia nell’ambito commerciale (avevamo gestito insieme l’avvio dell’attività), che in quello privato, ho sempre dimostrato grande self control ed indulgenza, ovviamente fino ad un certo punto, poi … beh alla fine lui è sparito nel nulla e mi sono ritrovata da sola a gestire tutto, tra l’altro anche alcuni suoi debiti, ma questa è un’altra storia. Insomma ero abbastanza esausta, quindi decisi di andare in una pasticceria per rilassarmi. Purtroppo quella che frequentavo era stranamente chiusa quindi mi recai presso una nuova pasticceria la quale aveva aperto da poco per bere un tè verde e mangiare qualcosa.
Dopo aver ordinato ed essermi seduta, nell’attesa presi dalla mia valigia il computer portatile per controllare alcune email che avevo ricevuto. Iniziai poi ad avere qualche idea per quanto riguardava la progettazione di un viaggio con una meta non ancora ben chiara. Magari posso andare con mia madre ne avrebbe proprio bisogno, pensai, siccome ero ritornata a vivere con lei dopo la sparizione del mio ex compagno e vedendola quotidianamente mi rendevo conto che una distrazione come un viaggio l’avrebbe aiutata sotto molti punti di vista. Durante la navigazione su Internet interrotta solo dalla cameriera, iniziai ad avere il presentimento che qualcuno avesse pronunciato il mio nome e cognome. Mi voltai ma nulla. Pensai di essermi sbagliata. Appena ritornai sul monitor mi accorsi che non ero più sola. Di fronte a me era seduta una signora. Quello fu il mio primo incontro con Eva. Non dimenticherò mai il suo particolarissimo esordio nell’approccio.

« Non sai nulla di ciò che ti circonda! Sei convinta che i tuoi cinque sensi siano il solo modo per immagazzinare le informazioni, per stare nella realtà, ma non è così. Per esempio, tu hai quel negozio di ottica, tu sei convinta che attraverso degli occhiali le persone possano vedere meglio? Dai rispondi! »

Pensai immediatamente di trovarmi di fronte ad una pazza. Nello stesso tempo però mi venne anche da ridere per la buffa espressione che aveva. Era una specie di sorriso misto a derisione che lasciava trasparire una sottile e quasi impercettibile tristezza di fondo. Mentre cercavo di trovare le parole adatte ritornò la cameriera che con fare amichevole chiese scherzosamente ad Eva alcune informazioni riguardanti il suo ordine. Nel momento in cui stavo per rispondere venni subbissata da una moltitudine di domande, riguardanti soprattutto la mia vita, alle quali risposi senza tergiversare troppo. Poi giunse il suo turno.

« Io mi chiamo Eva e sono una cantante lirica molto famosa in tutto il mondo. Mi esibisco nei teatri più importanti, ora però sono in pausa, siccome ho finito la mia tournée. Sono molto stanca, il mio ultimo spettacolo è stato a Vienna. Pensa, tra il pubblico c’era anche Francesco Giuseppe I d’Austria! »

Iniziò poi a raccontarmi delle sue avventure sentimentali che portava avanti durante il suo movimentato lavoro artistico denso d’impegni, esercizi vocali, rinunce, pubblicità ecc… Insomma stavo ascoltando l’incredibile storia di una tra le più importanti e pluripremiate personalità nel campo dell’opera lirica.

«Wagner è un mio grande amico, abbiamo una fitta corrispondenza epistolare!»

Eva era un fiume in piena denso di frizzante entusiasmo. Parlò per una mezzora abbondante senza mai fermarsi. Io ero senza parole. Ero pervasa da un grande sbigottimento e una crescente compassione. Mi citò grandi nomi appartenenti soprattutto a quell’universo. Purtroppo tutti quegli illustri personaggi almeno biologicamente non esistevano più siccome erano vissuti secoli addietro. Invece per lei esistevano eccome! Erano tutti vivi e vegeti.
« Pensi che io sia pazza non è vero?»
« Ma…»
« Senza che mi rispondi, lo pensi. Ma voglio darti l’opportunità di capire dove vivi cara Diana. Secondo te il tempo è suddiviso in secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni, decenni, secoli e via dicendo, ma non è così. Questa è solo apparenza, in realtà è un unico elemento dove l’essere umano vive da sempre. Siamo tutti interconnessi e solo che la maggior parte non se ne accorge. Per esempio da quella porta spesso vedo entrare una mia lontana parente del diciannovesimo secolo. Lei non sa di essere in una pasticceria del 2020 perché lei si trova secondo la sua percezione in un altro luogo del suo tempo. Oppure lì, vedi lì fuori, di fronte alla cattedrale, spesso vedo degli uomini di Neanderthal che vanno a caccia. Lo scorrere del tempo non esiste, non esiste un principio, non esiste una fine, esiste solo l’essere permanente…»

Il mio sguardo andò verso la finestra e mi venne da sorridere. Immaginare che in quel momento ci fossero degli uomini di Neanderthal proprio di fronte alla cattedrale gotica intenti nell’attività venatoria mi portò un’inaspettata allegria al di là del ragionamento per me folle di Eva. Mentre bevevo il mio tè insieme allo sguardo indagatore della mia particolare interlocutrice, cercavo nella mia mente di formulare una domanda legata al concetto di principio e fine senza urtare la sua sensibilità. I suoi occhi neri come la notte sembravano che cercassero di leggere il mio pensiero. Poi all’improvviso sul volto elegantemente truccato di Eva apparve un sorriso.

« Buonasera cara Margaret, come va oggi?»

Mi voltai e vidi una donna vestita con un bellissimo abito floreale. Mi colpì subito di quel vestito sia l’insolita gonna che nella parte anteriore appariva più piatta mentre nella parte posteriore più gonfia sia il voluminoso cappello. Quest’ultimo era un cappello a tesa larga con delle magnifiche decorazioni caratterizzate soprattutto da fiori di seta e nastri i quali richiamavano a gran voce la primavera. Era chiaramente un abito appartenente ad un’altra epoca.
Eva e la signora Margaret parlarono per un po’ senza prendermi in considerazione, poi l’anacronistica figura andò verso il bancone.

Bella messa in scena! Pensai. Poi mi alzai di scatto per andare a vedere l’interazione tra la barista e quella bizzarra figura ma quando entrai nella stanza adiacente la donna già non c’era più. Ed erano passati solo pochi secondi! Non volli indagare ulteriormente, altrimenti mi sarei lasciata troppo coinvolgere da quell’assurdità. Pensai che ci fosse senza dubbio un trucco attuato con la complicità di qualcuno. Andai nuovamente a sedermi. Eva in quel momento aveva tra le mani un piccolo specchio. Iniziò a guardarsi allo specchio con uno sguardo meno vivace rispetto a qualche minuto fa.

« Dammi la tua mano! Voglio leggerla, ho la netta sensazione che ci rivedremo, non qui ma in un altro luogo e poi…» Smise di parlare lasciando intravedere dalle sue carnose labbra un sorriso accattivante e seducente. Ripose lo specchio nella borsa ed io le concessi quel tipo di lettura con grande curiosità. Mentre leggeva, rimasi incantata da alcuni fiori di loto che s’intravedevano tra i suoi capelli di colore nero ebano. Prima quei fiori non li avevo notati oppure erano nati proprio in quel momento, chissà! In ogni caso diedero al tutto un senso rassicurante.

Non la rividi più per qualche settimana però era sempre nei pensieri, soprattutto a causa di strane visioni che ebbi. Quando mi trovavo nel negozio mi capitava talvolta di vedere dalla vetrina delle scene inverosimili che si svolgevano spesso in prossimità della piazza centrale poco distante dalla cattedrale. Una su tutte era la battaglia tra i nativi americani e il battaglione del generale George Armstrong Custer. Vidi chiaramente il sangue degli statunitensi che si congiungeva alla terra, la ferocia e la grinta che animavano quel conflitto, le armi da fuoco, gli archi usati dagli indiani, le armi bianche e soprattutto la fine del generale. La cosa che mi lasciò ancora più perplessa ed inebetita non era tanto il fatto che in mezzo a quello scontro nessuno dei passanti “del mio tempo” si accorgesse di nulla, no, questa dinamica la vedevo incredibilmente come una cosa logica! Sembra assurdo ma è così! Il punto per me saliente fu che nel bel mezzo della battaglia del Little Bighorn (anno 1876) vidi Tomaš (il mio ex compagno) che cercava di darmi delle risposte ai numerosi quesiti che avevo in merito alla nostra storia. Che cosa c’entrava lui con quel periodo storico? Perché voleva darmi delle spiegazioni? Ovviamente queste furono le prime di una lunga serie di domande che avevo dentro di me. Una parte delle mie riflessioni si focalizzò su due cose che mi aveva detto Eva:

1 – non sai nulla di ciò che ti circonda! Sei convinta che i tuoi cinque sensi siano il solo modo per immagazzinare le informazioni, per stare nella realtà ma non è così. Per esempio, tu hai quel negozio di ottica, tu sei convinta che attraverso degli occhiali le persone possano vedere meglio?

2 – Lo scorrere del tempo non esiste, non esiste un principio, non esiste una fine, esiste solo l’essere permanente.

Queste due esternazioni mi accompagnarono per un po’ di tempo. Poi durante una sera la quale stava per lasciar spazio alla sorella notte incontrai Eva vicino ad una stazione ferroviaria quasi deserta. Mi sembrava ancora più spumeggiante rispetto al nostro primo incontro.

« Oggi riprendo la mia tournée, vado a Mosca, sto aspettando il treno.»

« Guarda che non c’è nessun treno, il prossimo arriverà domani mattina verso le 4:30 all’incirca »

« Sono molto triste cara Diana. I miei amici mi hanno molto delusa……»

Il suo stato d’animo si era improvvisamente rabbuiato. La rapidità di quel cambiamento emotivo mi colpì molto.

« Chi? Wagner?» Le chiesi timidamente.

« Anche, ma ora non mi va di parlarne, devo partire, il pubblico mi aspetta…»

Entrò correndo nella stazione. Davanti allo schermo informativo luminoso, dopo una bestemmia che rimbombò con grande vigore, Eva ritornò nella sua eccitazione legata indissolubilmente al concerto.

« Perfetto!» Esclamò.

Andammo di corsa verso i binari. Stava arrivando un treno con un ritardo di cinquanta minuti il quale però aveva un’altra meta. Quando glielo feci notare lei iniziò a ridere a più non posso. Successivamente si buttò sui binari e si fece travolgere dal treno in transito guardandomi con aria di scherno. Restai di sasso non tanto per lei ma per la dinamica che era appena accaduta. Il treno penetrò il suo formoso corpo senza colpirlo. Mentre vedevo i vagoni che si immettevano nell’incorporeità di Eva, quest’ultima iniziò a cantare. Venni rapita dalle sue incredibili doti vocali che abbellirono quella tetra stazione ferroviaria. Nel frattempo il treno continuava a passare senza una fine. Al termine di quella notturna performance canora capace di essere più forte del rumore del treno, ricevetti un inatteso invito.

« Cara Diana, vuoi venire con me a Mosca? Ti farò conoscere degli illustri personaggi che hanno fatto la storia. »
Guardai un piccolo schermo luminoso vicino al binario. La destinazione subì una lenta metamorfosi. Le nuove lettere mi dicevano “Mosca”. In quel contesto in netto contrasto con le leggi della fisica o meglio della razionalità, accettai di buon grado l’invito di Eva. Forse il mistero dello spazio e del tempo si stava dischiudendo per lasciar spazio ad altri misteri pronti per essere svelati. Per il momento mi accontento di essere entrata nella dimensione di Eva.

Luigi Catillo

5 risposte a "EVA E LA SUA DIMENSIONE"

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