PENA DI SORTE – IL LABIRINTO (seconda parte)

Alekos entrò tremante nella famigerata stanza del quiz. Qualche minuto prima aveva ostentato un’ invidiabile calma che aveva sopreso le guardie e gli altri prigionieri. Rideva, faceva battute, raccontava aneddoti divertenti riguardanti le sue bizzarre esperienze di militanza politica dove vestiva i panni del leader carismatico pronto a tutto pur di non deludere se stesso e i suoi fratelli e sorelle appartenenti ad uno dei gruppi extraparlamentari più conosciuti del Rombidinian.

CHE ORE ERANO QUANDO CI FU L’IRRUZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE NELLA CASA DEL TUO AMICO EMANUEL?

Questa era la prima domanda che occupava il foglio stampato dai funzionari del governo i quali erano andati via per questioni di estrema urgenza. In sostituzione a presenziare c’erano due guardie poco vogliose di lavorare. Quindi per ingannare l’attesa, perché non farsi una partita a carte? Così le due guardie iniziarono a giocare non dando importanza allo svolgimento della Pena di Sorte. Alekos cercò di ritrovare la calma e la razionalità per affrontare al meglio tutte e cinque le domande. Con la sua mente entrò nel labirinto dei ricordi, confidando nelle sue capacità e nella buona sorte ovviamente.

« Allora casa di Emanuel, era di sicuro il primo pomeriggio, sì sì, cazzo sono passati più di dieci anni da quella volta, ma sì sicuramente era pomeriggio, sì non ho dubbi. Poi, poi che cazzo è successo? Calma Alekos ce la puoi fare, ripercorri quella giornata con calma. Allora eravamo in soggiorno, sì stavamo preparando una manifestazione contro…..contro cosa? Va beh non è importante, che diavolo è successo poi? Ah sì ricordo che qualche secondo prima del blitz ricevetti un messaggio da Laura, quel fottuto messaggio e chi se lo scorda ed è forse lì che……….ma sì è vero visualizzai l’ora, non ricordo per quale motivo ma guardai l’ora, è stato un attimo, ma come diavolo posso ricordarmi porco Dio! Calma Alekos, calma, non buttare il tuo tempo incazzandoti inutilmente….»

Iniziò nuovamente ad agitarsi. Si rese conto che il tempo andava avanti e gli mancavano le altre quattro domande. In una manciata di secondi doveva rispondere. Poi udì una guardia imprecare siccome aveva perso la partita a carte con il collega.

« Qual è il punteggio?» Gli chiese il vincitore con tono ironico.

« 14 per me e 33 per te… che culo che hai! Voglio la rivincita!»

Non appena sentì quelle cifre il cervello di Alekos ebbe un sussulto. Seguendo l’ istinto provato da un’atroce sofferenza che offuscava la sua capacità mnemonica e in contemporanea dilaniava i suoi nervi scrisse la risposta: 14:33. Con grande fatica passò alla domanda successiva.

IN QUALE GIORNO TI INNAMORASTI PER LA TERZA VOLTA? ….. /…….. /……

Giorno, mese ed anno. Questi erano i tre spazi da riempire. Nuovo viaggio nel labirinto. Ripercorse le tappe sentimentali ed emotive del suo passato con grande cautela, avendo come il presentimento che ci fossero svariati tranelli in alcune scene memorizzate che lentamente iniziavano ad affiorare. Girovagava senza meta tra immagini nitide e sfocate alcune delle quali sembravano tentarlo per indurre la sua mano a scrivere. Era paralizzato dall’incertezza. In seguito una tra le svariate situazioni vissute catturò il suo rimembrare. Si trovò magicamente in una stanza d’albergo con due ragazze sedicenni pronte a fare sesso con lui. Il ricordo per un attimo lo fece sorridere di gusto, poi un senso di smarrimento e scoramento prese il sopravvento.

Forse c’era un motivo se tra le numerose vie del labirinto quella scena sembrava essere la più convincente bussola. Oppure era solo uno scherzo, una trappola, un ricordo giunto così senza un motivo? C’era la sua vita in ballo e i dubbi insieme allo scorrere del tempo lo stavano divorando senza pietà. Tutto gli appariva confuso, compreso il concetto di amore e di innamoramento.

«Mi beccai anche una denuncia, ma ne è valsa la pena soprattutto per lei. Perdere la testa così, che cazzo! Il punto è che non lo so…. pure se fosse il ricordo giusto, che cazzo di giorno era. Aspetta un secondo, ricordo che in quel paese c’era la festa di un santo. Era estate, forse luglio o agosto, ora che ci penso ricordo che beccai anche la processione che ci fece aspettare poi………..»

Le due guardie mentre giocavano iniziarono a parlare dei loro piani riguardanti le vacanze. Uno dei due se ne andava alle Seychelles, l’altro invece con indicibile tristezza si lamentava siccome doveva andare a trascorrere dieci giorni con gli antipatici genitori della sua fidanzata.

« Che palle! Un posto di merda dove non succede mai un cazzo, poi con quelli, va beh, meglio lavorare a questo punto »

« Come si chiama questo posto?» Gli chiese il collega.

« Solgefizial! Guarda, per un paio di giorni può essere anche fattibile per rilassarti siccome stai lontano dal caos, immerso nella natura in tranquillità, però poi ti rompi il cazzo….va beh, almeno negli ultimi giorni vado ad una festa in un paese vicino, almeno la situazione si rianima un po’, però a parte questo si prospetta un agosto di merda, anche per altre ragioni…..Beato te!»

«Mi dispiace. Quando riattacchi a lavorare?»

« Il 23 di Agosto, ma nel pomeriggio/sera sul tardi, con calma, almeno posso bere e divertirmi senza problemi lì alla festa.” Disse il pover’ uomo cercando di trovare nella parentesi vacanziera uno spiraglio di positività.

L’altro riprese a mischiare le carte, forse compatendolo.

Solgefizial! Solgefizial! Solgefizial! Quel nome rimbombava nel cervello di Alekos scatenandogli un violento mal di testa. Poi tutto divenne chiaro.

« Ma io questo posto l’ho sentito…… proprio mentre stavo andando in albergo con quelle due.! Mi colpì non mi ricordo il perché, forse per la stranezza del nome, chissà, ma sicuramente non era molto distante dal paese dove sono andato. Quindi, calma….devo stare calmo, devo essere lucido, quindi….. se ho sentito bene, la guardia sfigata attacca a lavorare il 23 di Agosto , se la festa del paese è quella giusta, a meno che non si stia parlando di un’altra festa, la data deve essere il 22, oddio e se la festa dura più giorni? Okay, ehm……. il mese è quello di Agosto e l’anno, beh quello me lo ricordo, me lo ricordo soprattutto per la differenza di età tra me e loro……E se il ricordo fosse sbagliato? Ora che ci penso, ma si, potrebbe essere successo anche quell’altra volta……»

Nuove immagini, altri ricordi riaffioravano per mettere in dubbio tutto. Il suo cervello era in panne. Alekos non poteva cedere e soprattutto non poteva concedersi altri minuti, quindi scrisse la risposta con una paura indescrivibile. Poi giunse il turno della terza domanda.

COME SI CHIAMA LA STRADA DOVE INCONTRASTI CASUALMENTE TUO ZIO TRAIANOS QUANDO ERI A KIEV?

Qui entravano in gioco ricordi molto spiacevoli, soprattutto quando incontrò lo zio. Quest’ultimo era sparito non dando spiegazioni a nessuno, compresi moglie e figli lasciando tutta la famiglia in uno stato di grande sconforto. Diversi anni dopo ci fu il viaggio a Kiev per andare a trovare un amico di vecchia data e in una delle strade non molto distanti dalla stazione ferroviaria incontrò per puro caso il parente. Ma ora non era importante ricordare quell’assurda conversazione che lo fece imbestialire non poco, ma il nome di quella fottuta via. Tra nervosismo, paura ed una ricerca esasperata di concentrazione Alekos ritornò nel labirinto. In un attimo successe nella sua mente un qualcosa di inaspettatamente gradevole, ricordò parte del nome della via: Shevchenko boulevard. Lo aveva in parte salvato dall’incresciosa situazione la sua passione calcistica, in particolare la sua fervente ammirazione nei riguardi del celebre attaccante Andriy Shevchenko che militava nella squadra italiana del Milan. Per la prima volta nella stanza del quiz si sentì leggermente più tranquillo, una piacevole sensazione rinvigorente lo distaccò dall’ennesimo momento cruciale. In seguito l’atmosfera cupa della triste realtà si riaffacciò bruscamente, una realtà oltre che triste anche insistente ed invadente perché necessitava a gran voce di un nome nel giro di pochi minuti. Poi nel silenzio palpitante e greve l’allarme del penitenziario suonò. Le due guardie si alzarono immediatamente. Uno scienziato gli riferì che c’erano stati dei problemi con alcuni prigionieri al piano chiamato LA TERRAZZA DEL MONDO. Una delle due guardie uscì dalla stanza del quiz per andare a controllare nonostante sul posto ci fossero già gli addetti ai lavori. Tale luogo era per l’appunto una terrazza però ingabbiata con delle massicce inferriate dalla quale i prigionieri potevano godere di affascinanti paesaggi mozzafiato che caratterizzavano la rigogliosa flora del Rombidianan. LA TERRAZZA DEL MONDO o meglio la parola “terrazza” semplificò alcuni suoi ricordi i quali un attimo prima stagnavano in dubbi che lentamente si tramutavano in avvilenti sabbie mobili del pensiero.

« Se ricordo bene prima di Shevchenko boulevard c’era un nome tipo Terasa……. oppure Tarasa? Eppure non lo so, sento che è tutto troppo facile questa volta, tutto troppo scontato, forse la memoria mi sta giocando brutti scherzi………..»

Guardò l’orologio di fronte a sé e gli venne un tuffo al cuore. Aveva solo un minuto a disposizione. Tra le due scelte optò per Tarasa, non sapendo il perché. Scrisse quel nome con decisione pur essendo palesemente incerto su tutto. Il buon istinto di sopravvivenza che si manifesta nella tragicità dell’esistenza! Le ultime due domande erano le seguenti:

  • QUANTE BIRRE BEVESTI NELLA NOTTE DI NATALE DEL 1989?
  • QUAL ERA IL SECONDO NOME DI GUIDO, L’ALPINISTA CHE INCONTRASTI DURANTE UNA DELLE TUE ESCURSIONI SULL’EVEREST?

Le sue risposte furono: 13 e Adalberto. I motivi? Il 13 era il suo numero fortunato, Adalberto era il primo nome che gli era venuto in mente. Per il resto al di là dell’ovvia mancanza di tempo non c’era nient’altro da dire. Una delle guardie entrò per prendere il foglio con le risposte. Alekos attese da solo per una mezzora l’esito. Inutile descrivere il suo stato d’animo, per certe situazioni specifiche che riserva l’esistenza le parole risultano oltre che approssimative anche fastidiose. Venne successivamente portato in una stanza adiacente dove lo attendevano un uomo tarchiato con uno sguardo truce e una donna inespressiva. Quest’ultima si presentava con una tuta mimetica aderente con il relativo simbolo dello stato del Rombidianan cucito sia sul lato destro e sinistro che sulla schiena. Il simbolo rappresentava la testa di un ariete in un cielo stellato. Lei era alta all’incirca un metro e sessanta, la sua divisa evidenziava sensualmente un seno prosperoso e un sedere in forma smagliante che eccitò Alekos. In lui albergava il predominante timore dell’imminente fine e nello stesso tempo una strana ed inspiegabile flebile sensazione di ottimismo solleticata dall’erotismo che emanava quell’avvenente donna.

«Il mio nome è Ila e questo è il mio collega Akash. Siamo i due operatori sociali che ti accompagneranno nel progetto di rieducazione. Alekos ce l’hai fatta, hai superato la Pena di Sorte.»

Di fianco al nome del fuggiasco Sergio Paredes giunse il suo. Non poteva credere alle sue orecchie. I nervi si distesero e svenne. Il buio lo avvolse. Dopo qualche settimana ebbi l’opportunità di vederlo nuovamente nella sala colloqui. Ero molto contento di parlare con lui. Considerai quell’opportunità come un dono divino. Mai avrei pensato di riparlare con Alekos visti i casi precedenti relativi alla Pena di Sorte. Fu una delle più belle conversazioni della mia vita.

Luigi Catillo

5 risposte a "PENA DI SORTE – IL LABIRINTO (seconda parte)"

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