INCONTRO ALL’ALBA

Faceva insolitamente freddo quel giorno, pur essendo una primavera pronta a lasciar spazio alla torrida ed infernale estate. Chen doveva sbrigare delle faccende urgenti. Mi chiese se potevo accompagnarlo. Accettai siccome la cosa non sarebbe dovuta andare per le lunghe. Ci avviammo all’alba verso il luogo designato. Il sole stava nascendo e gradualmente illuminò l’edificio già pieno di persone in fila con il numeretto. Entrammo nella sala d’aspetto, presi un numero sia per me sia per lui (mi ero reso conto che anche io dovevo fare alcune cose quindi ne approfittai). Ci sedemmo ed iniziammo ad aspettare. Iniziai ad avere l’impressione che l’attesa sarebbe stata più lunga del previsto ma subito entrarono in scena le parole, le idee, i discorsi, le supposizioni, le fantasie ecc…insomma tutte quelle cose per ammazzare il tempo che ti allontanano dal pensare ad un certo tipo di immobilità. C’erano tante storie da raccontare, tante aspettative, tante persone in quella sala che ci tenevano particolarmente a condividere con gli altri il motivo di quell’ attesa.

«Io mi trovo qui perché voglio mettermi in contatto attraverso una seduta spiritica con il grande John Davison Rockfeller, devo parlare con lui siccome tra qualche anno diventerò il più grande imprenditore di tutti i tempi. Ho bisogno di confrontarmi con lui su alcune faccende, certi consigli li puoi avere solo dai grandi del passato e lui è stato il migliore… » Iniziò un tipo invasato che non vedeva l’ora di esternare agli altri la sua motivazione piena di sconfinati imperi economici senza precedenti.

« Io sono qui perché il mio matrimonio è in crisi, anzi è finito per dirla tutta siccome ho scoperto che mio marito mi tradisce e quindi mi trovo qui perché voglio assoldare un serial killer per ucciderlo.» Disse una donna tra la disperazione e la sete di vendetta.

« Io sono qui perché vorrei andare oltre le apparenze.»

« Io sono qui per una serie di progetti molto innovativi sull’inclusione sociale delle minoranze.»

« Io sono qui perché necessito di una persona che dica ad un’altra persona una certa cosa. »

« Io sono qui perché voglio passare da uno status sociale benestante ad una condizione di estrema povertà. »

« Io sono qui perché necessito di una persona che renda più facile ottenere alcune licenze.»

« Io sono qui perché vorrei trovare qualcuno con cui lamentarmi dal vivo dei miei errori per poi dare a questo qualcuno tutta la colpa, in modo da sentirmi libero e a posto con la mia coscienza. »

« Io sono qui perché necessito di una persona che mi aiuti a ritrovare e a rivalutare l’etica professionale nel mio lavoro, siccome io e miei colleghi l’abbiamo smarrita. »

« Io sono qui perché ho fame e pure sete. »

« Io sono qui perché vorrei informare chi di dovere a proposito dei loschi affari del mio vicino di casa. »

« Io sono qui perché vorrei essere più bella. »

« Io sono qui perché vorrei farla finita. »

« Io sono qui perché ho bisogno di far conoscere al mondo la mia musica. »

« Io sono qui per cercare di stabilire una comunicazione con mio figlio. »

« Io sono qui per raggiungere il Nirvana. »

« Io sono qui per avere la capacità di apprezzare una persona diversa da me con dei punti di vista in netto contrasto con i miei. »

« Io sono qui per portare gioia ed allegria alle persone. »

« Io sono qui perché ho inventato un nuovo sport e lo vorrei far conoscere a tutti. »

Eccetera, eccetera, eccetera.

In quel frastuono di “Io sono qui per/ perché” mi scoppiò un grande mal di testa, poi inevitabilmente Chen ed io ci accodammo. Mentre spiegavamo le nostre ragioni, ebbi come l’impressione che eravamo lì da molti anni, non so come descrivere questa sensazione di preciso, ma senza ombra di dubbio il mio amico mi sembrò più vecchio, non anatomicamente parlando, ma più nel suo modo di parlare e comportarsi. Parlammo ed ascoltammo non so per quanto tempo.

« Hey Chen, andiamo a fumarci una sigaretta tanto qui c’è da aspettare un bel po’, usciamo un secondo. »

Appena usciti gli occhi a mandorla di Chen emanavano una luce più flebile, ben diversa dall’uomo pieno di entusiasmo con la voglia di realizzarsi.

« Che cosa c’è?» Gli chiesi

« Niente, è solo che forse è meglio aspettare»

« Aspettare cosa?»

« Aspettare e basta. È più sicuro, hai visto tutti quelli lì dentro? Hai visto ? Ognuno ha qualche obiettivo, alcuni eticamente corretti, altri meno, magari altri frivoli, altri nobili, altri normali, belli, brutti, insipidi, insignificanti, poi ognuno ha il suo modo di giudicare per carità, però ci hai fatto caso, alla fine lo scopo è solo parlarne aspettando. È bello condividere con gli altri le proprie aspettative, sogni, obiettivi, ma credo che la bellezza non sia tanto nel raggiungerli quanto nell’aspettare che accadano.

« Aspettare cosa?» Gli domandai nuovamente.

«Aspettare che qualcosa piova dal cielo, che qualcuno faccia qualcosa, che si smuova qualcosa da sola, anche se ti ripeto il bello sta nell’aspettare in sé e condividere, pure se qualcosa accade bisogna essere abili nel creare un nuova aspettativa, una nuova attesa. L’unica cosa da fare è aspettare per affidarci al fato, al destino, a un qualcosa di superiore che ne so. Ciò che deve accadere accade vedrai, la vita è imprevedibile.

« Ma come, stamattina non vedevi l’ora di iniziare la tua attività, mi ricordo la tua determinazione, la tua voglia di fare considerando i rischi come parte inevitabile della vita. Mi hai sbattuto in faccia il tuo fottuto stakanovismo del cazzo, ti sei dannato per trafile burocratiche infinite, ti sei fatto il culo come una capanna ed ora mi parli di aspettare. Ma ti sei rincoglionito? »

Lui mi sorrise. Iniziai a pensare che quel figlio di puttana di muso di giallo mi stesse prendendo in giro. Poi mi disse:

« stamattina? Guarda che sono passati quasi sessant’anni. Forse non te ne sei accorto, ma stiamo in questa sala d’aspetto da oltre mezzo secolo. Il rincoglionito sei tu! Dai, ora rientriamo.»

Mi si gelò il sangue per un attimo, poi rimembrai tutto. Tutto quel marasma di “Io sono qui per/perchè” mi aveva, anzi ci aveva allontanato dallo scorrere ineluttabile del tempo. Il buon vecchio Chen aveva ragione, ma ancora qualcosa mi sfuggiva, forse la cosa più importante. Appena entrati, prima di iniziare una nuova discussione derivante dall’ennesima motivazione bramosa di essere analizzata, gli chiesi con tono scherzoso:

« hai ragione Chen, mi sa che mi sono rincoglionito, per l’appunto, visto che tu mi sembri meno rincoglionito di me, puoi dirmi perché sono qui e che cosa sto aspettando? Così, giusto per sapere.»

Luigi Catillo

4 risposte a "INCONTRO ALL’ALBA"

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