IL FUGGITIVO (DEAD OR ALIVE)

Prese quello che doveva prendere ed iniziò a correre a più non posso. Dietro di lui si udivano urla e qualche insulto. Ma lui non gli prestò la minima attenzione. L’unica cosa da fare era correre ininterrottamente. Iniziò a piovigginare. L’acqua bagnò la sua fronte imperlata di sudore, si voltò e vide che lo stavano inseguendo alcuni uomini, gli sembrò che ci fossero anche dei poliziotti. Continuò senza esitazioni. La strada principale non era particolarmente affollata quel giorno quindi non trovò grandi ostacoli a parte le auto che strombazzavano mentre attraversava la strada impavidamente. Stava quasi per essere investito da un autobus ma incredibilmente con una prontezza di riflessi riuscì a schivarlo. Successivamente si immise in una strada dissestata che portava nelle zone rurali appena fuori città. Si voltò per la seconda volta e vide che per il momento aveva qualche vantaggio sui suoi inseguitori. Teneva però sempre alta la guardia quindi continuò con la stessa tenacia la sua corsa anche se iniziava vagamente ad accusare i primi segni di stanchezza. Il cuore gli batteva forte perché presagiva che questa volta rispetto alle altre la situazione era più difficile, soprattutto per via del numero di uomini impiegati nella sorveglianza delle strade. Non aveva avuto il tempo di crearsi una strategia come si deve perché l’inaspettata urgenza che incombeva sulla sua vita non dava spazio alla riflessione sul come organizzarsi. Bisognava agire subito prendendosi tutto il pacchetto dei pro e soprattutto dei contro (molti di più rispetto ai pro). La fortuna venne in suo soccorso. Poco distante vide una signora che metteva in moto la sua automobile. Si avventò sull’auto, aprì lo sportello, buttò selvaggiamente sull’asfalto bagnato la povera donna e partì lasciandola impaurita e disperata sotto la pioggia che era diventata più intensa e martellante. Durante la sua fuga non appena azionò i tergicristalli da dietro avvertì la voce di un bambino che iniziò a piangere. Aveva fatto le cose talmente di fretta che non si era accorto di quella presenza. Bestemmiò e si incazzò. Accelerò prendendo una scorciatoia che lo avrebbe condotto forse in una zona più sicura. Arrivò a destinazione e mise l’auto in una zona nascosta. Scese e riprese a correre per un po’ non avendo nessun senso di colpa per quel bambino lasciato solo. Non esistevano i sensi di colpa o altro, non esisteva più niente, doveva solo scappare con la refurtiva. Entrò in una grotta nascosta da una fitto groviglio di cespugli belli grossi e rigogliosi. Era un luogo conosciuto solo da lui, situato in una zona insospettabile della foresta. Poi nell’oscurità più totale, con il sottofondo della pioggia che si infrangeva sulle rocce si buttò per terra respirando a fatica. Per un attimo gli balenò l’idea che fosse giunta la sua ora ma gradualmente le cose tornarono normali.

« Non sei più un giovincello, il tempo passa per tutti » Disse sottovoce con un lieve sorriso mentre parlava con se stesso.

Aspettò dieci minuti dove cercò di riprendere le forze necessarie poi uscì e riprese la fuga. Cinque minuti dopo si fermò improvvisamente. Era impietrito dalla paura. Poco distante da lui c’era una persona che camminava lungo una stradina di terra battuta. Si nascose dietro un albero. Le tempie gli pulsavano come non mai prima d’ora. Il terrore invase i suoi pensieri. Quell’uomo era uno dei suoi inseguitori, non aveva alcun dubbio. Lo aveva visto prima che iniziasse la sua corsa e successivamente quando si era voltato mentre fuggiva. Era un tipo che non passava inosservato soprattutto per i suoi appariscenti e particolari vestiti che richiamavano in maniera chiara e lampante la figura del pistolero del vecchio West. I baffi all’ottocentesca gli conferivano un’eleganza anacronistica e rispettabilissima. Disgraziatamente il calpestare un rametto secco lo mise nuovamente in pericolo. L’uomo si accorse della sua presenza ed allora la fuga riprese immediatamente. Sentì che l’inseguitore urlava contro di lui qualcosa ma non c’era tempo per prestare attenzione alle sue parole. Alla sua destra e alla sua sinistra gli alberi scorrevano velocemente, iniziò ad avere la percezione di stare in un labirinto. Non sapeva di preciso dove stava andando, la foresta era immensa e quell’incontro inaspettato lo aveva scombussolato. Lui voleva solo andarsene con la refurtiva e fare quel che doveva fare per fronteggiare al meglio quella maledettissima prova che la vita gli aveva posto davanti. La refurtiva era la chiave per risolvere il problema, per la verità non ne era certo, ma ci voleva credere. Doveva portare la roba a destinazione. La situazione però si era fatta complicata siccome aveva perso il senso dell’orientamento e l’uomo pistolero si faceva sempre più vicino. Mentre correva cercò di fare mente locale su dove si trovasse ma non ebbe il tempo di raccapezzarsi che subito il respiro affannoso si ripresentò. Cercò di scacciarlo via ma non ci fu verso. Alla fine per istinto di sopravvivenza si fermò e si accasciò al suolo. È finita! Pensò amaramente mentre l’inseguitore arrivava con una indescrivibile leggiadria. L’obiettivo, lo scopo per cui aveva fatto tutto questo era ormai distrutto. Non c’era altro da fare che arrendersi all’evidenza. Il suo piano, il suo disperato piano era stato un totale fallimento. Era la prima volta che gli capitava, le sue fughe con annessi obiettivi in passato erano sempre andati a buon fine, ma ora si era giunti al capolinea. In un certo senso si sentì anche sollevato, forse si era anche liberato da un peso, una vita in fuga non può certo definirsi vita, è più una sorta di Via Crucis con le sue stazioni da affrontare di volta in volta. Ma poi come prevedibile un senso di rabbia e disperazione prese il sopravvento. Lui doveva arrivare a quella pianta dalle proprietà salvifiche, doveva arrivare a lei, ma quel senso del dovere veniva ora schiacciato dalla terribile immagine della prigione con lui all’interno mentre si dilaniava dal dolore. Alcune lacrime iniziarono a sgorgare dai suoi occhi.

«Sei stato bravo!»….Disse all’uomo pistolero che lo guardava.

« Tieni » Rispose lui dandogli il resto della refurtiva.

Gli occhi del fuggitivo si spalancarono. Non credeva a quello che stava succedendo. Quell’uomo lo stava aiutando.

« Sapevo del tuo piano, non chiedermi come ma lo sapevo. Diciamo che ho esperienza in questo campo, anche se da un altro punto di vista. Mentre correvi ho visto che avevi perso qualcosa ed ho pensato di raccoglierla per restituirtela…»

« Perché? E poi ….ma gli altri, tutti gli altri, cioè come hai fatto? Cioè….c’erano anche dei poliziotti con te…»

« Tutto sistemato, non preoccuparti, ora prendi quello che ti spetta e vai a comprare quella pianta per tuo figlio che ne ha bisogno…. »

« Come fai a sapere di mio figlio? Come fai a sapere queste cose? Chi sei?»

« Non è importante chi io sia, l’importante è che tuo figlio viva e non muoia. So che per te non è stato facile arrivare a questa pianta miracolosa. Hai girato molto, hai fatto sacrifici, ti sei dannato per trovare una cura per questa terribile malattia. Non abbiamo tempo per parlare ora, quindi prendi e levati dalle palle, per il momento stai tranquillo che non ti succede nulla, ora vattene »

L’uomo pistolero si girò e con la stessa leggiadria con la quale era arrivato si allontanò.

« Comunque mi chiamo Daniel Thompson !» Urlò prima di perdersi nel verde.

Il fuggitivo incredulo prese il resto della refurtiva e andò a consegnarla ad un intermediario il quale si attivò immediatamente per far ottenere in tempo all’uomo in fuga l’agognata pianta. Aveva un’enorme fiducia in quell’uomo anche se non rappresentava il massimo della rettitudine e dell’onestà per via delle molteplici attività clandestine, ma era il solo modo per ottenere quello che cercava ormai da svariati mesi. L’attesa fu snervante e devastante ma in un certo senso fu mitigata dal ricordo dell’uomo pistolero chiamato Daniel Thompson. Il fuggitivo nei mesi a seguire avviò delle indagini condotte da terze persone per ottenere qualche informazione su quella insolita figura. Venne a conoscenza che si trattava di uno sceriffo vissuto moltissimi anni fa e quindi non più in vita. Quando vide un suo ritratto però si accorse che non gli somigliava per niente, al di là dei baffi. Si tranquillizzò subito siccome per un qualche secondo iniziò a pensare di stare diventando un pazzo che vedeva i fantasmi.

« Evidentemente sarà stato un suo estimatore, anche se mi sembra strano perché…ecco come dire leggendo la sua storia, questo sceriffo è stato una specie di leggenda vivente perché con lui tutti i ladri, assassini ecc…non avevano vita lunga. Era un grande tutore della legge, i suoi metodi erano molto apprezzati e soprattutto era un tipo che con i prigionieri ci andava pesante, per dirtela in breve non sapeva che cazzo fossero i diritti umani e la violenza era all’ordine del giorno e sia la comunità che le istituzioni di allora erano d’accordo. Quindi non capisco questa persona che hai incontrato, in realtà doveva fare l’opposto, doveva farti arrestare se voleva imitare le gesta del mitico sceriffo Thompson » Gli disse il suo migliore amico una volta.

« Magari ha voluto fare una ” personale rivisitazione” del personaggio, che cazzo ne so! »

« Può essere…..si può essere» Rispose pensoso

Passarono diversi anni. Un giorno suo figlio vinse un concorso di pittura. Non appena vide il quadro esposto durante la premiazione sgranò gli occhi. Nell’opera era raffigurato il volto dello sceriffo Thompson con sopra la scritta WANTED DEAD OR ALIVE. La taglia scritta dal ragazzino ammontava alla stessa cifra della refurtiva. Quando gli chiese in maniera disinteressata quale fosse stata la sua ispirazione, il piccolo artista rispose che non ricordava bene il processo creativo, ma senza dubbio ricordava che c’entrava qualcosa una canzone rap sul Colorado composta da un suo compagno di banco. Suo figlio non sapeva nulla della storia di quando stava per morire e questo conferiva all’opera prodotta un senso di inspiegabilità molto ingombrante. Le coincidenze lo lasciarono interdetto per parecchi giorni….

Luigi Catillo

7 risposte a "IL FUGGITIVO (DEAD OR ALIVE)"

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